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lunedì 22 giugno 2026

Scopro l'arte mentre fuggo dall'afa

Chi mi conosce sa che il mio senso dell'arte si distingue dal resto della massa per una sua caratteristica abbastanza peculiare: la sua assenza.
No, sul serio: a malapena riesco a distinguere un dipinto a olio da un acquerello, e in tutta sincerità non riesco a cogliere la differenza concettuale fra l'attaccare una banana con lo scotch al muro e il disegnare organi genitali maschili nei cessi pubblici (anche se ho il sospetto che gli autori volessero in quel caso esprimere una certa qual omosessualità latente).
Però c'è sempre qualcosa che riesce sempre a destare la mia attenzione: gli stencil di Banksy (ancora mi mordo le mani per non essere riuscito a vedere la sua Dismaland), o le installazioni a tema spaziale di Tom Sachs.
L'ultimo che è riuscito a suscitarmi un interesse genuino è Erik Segantini, le cui opere nel momento in cui scrivo sono esposte in uno spazio espositivo nato da quello che era un negozio del centro commerciale che attualmente frequento (più per scappare un po' dall'afa che mi segue come una nonna con il plaid di flanella per non farti prendere freddo che altro): mi riferisco in particolare a una particolare via di mezzo fra scultura e dipinto fatta con mezzi di recupero, che però creano ritratti davvero interessanti.
Da quello che ho capito usa Instagram per farsi conoscere: peccato che per disintossicarmi dai social lo abbia disinstallato.
Un giorno di questi dovrò dire due paroline a quattr'occhi con Mark Zuckerberg: se solo il suo algoritmo mi avesse suggerito gente come Erik invece di no-vax fascio vegani (in che modo contenuti del genere "possono interessarmi" non l'ho mai capito) probabilmente ora avrei qualcosa di più interessante da vedere quando vado al cesso.

sabato 13 giugno 2026

Scary Movie: quando l'unico pregio è l'intervallo


Ho visto l'ultimo Scary Movie.

​Com'era? Mettiamola così: se in una sala che può ospitare un centinaio di persone ti ritrovi a fare parte degli unici sette/otto presenti alla proiezione, beh, difficilmente stai per assistere a qualcosa di non dico memorabile, ma che almeno non ti faccia pensare al fatto che hai speso gli ultimi soldi che avevi sul conto per vedere una stronzata senza meditare il suicidio.

​Non che mi aspettassi chissà quale capolavoro, eh? Sarebbe come vedere Cracco che va da McDonald's e sentirlo elogiare l'equilibrio tra i sapori e la qualità degli ingredienti di un Big Mac.

​La trama? Davvero mi stai chiedendo di descrivere la trama di un film la cui unica ragion d'essere è prendere spezzoni di altri film e renderli ridicoli (ora che ci penso sembra quello che faccio io con GarageBand)? Vabbè, diciamo che non è pervenuta.

​Le interpretazioni? Di cui sopra, ma oh, in tutta sincerità mi sa che gli attori stessi hanno realizzato in cosa si stavano impelagando.

​E questi erano i difetti. Vogliamo parlare dei pregi? Ce n'erano addirittura tre:

  1. ​Tutta la scena animata di Shorty che rifà il verso a K-pop Demon Hunter cantando della sua fattanza. No davvero: ho intenzione di scaricarla per metterla prima di andare a lavorare;
  2. ​La scena finale: oh, a me Anna Faris ha sempre fatto sangue, e riuscire a vedere il suo lato B (ammesso che non fosse una controfigura, ma in ogni caso tanto di cappello) mi ha risollevato il morale;
  3. ​L'intervallo: perché mi ha permesso di andare al bagno a smaltire gli effetti che la visione mi stava causando.

venerdì 12 giugno 2026

Fame chimica e sprezzo del pericolo

Si definisce "fame chimica" uno stato di insaziabile appetito conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti a base di cannabinoidi di tipo "leggero" (definizione ormai desueta in quanto azzerata dal parlamento, che ha deciso di equipararle a sostanze come cocaina e oppiacei).

Per motivi che non sto qui a spiegare (ma che chiunque abbia quel minimo sindacale di neuroni avrà già intuito) ho una conoscenza di prima mano di questo stato: posso pertanto affermare con relativa certezza che non era per l'assunzione di cannabis che mi sono ritrovato con una fame tale per cui avrei mangiato di tutto. Anche una pizza con l'ananas. 
O una carbonara con la panna.

Sfortunatamente il frigo era vuoto, ad eccezione di un paio di fette di tacchino su cui mi è sembrato di vedere del botulino in procinto di trasferirsi in pianta stabile, e del pesto già aperto da abbastanza giorni da aver cominciato (sospetto) un processo di fermentazione che lo avrebbe portato probabilmente a diventare una qualche sorta di kimchi o kombucha.

Se è vero che a caval donato non si guarda in bocca, ho affrontato il rischio: dopo aver spalmato un velo di pesto su una fetta di Wasa, ci ho schiaffato sopra il tacchino e ho incrociato le dita.

Sono ancora vivo. 

E, nonostante tutto, non era male: potrebbe essere un'idea per un antipasto o un aperitivo.

domenica 7 giugno 2026

Due Spicci D'Ansia

Si può perdere il sonno per una serie a cartoni? 


Ok, e anche "Due Spicci" l'ho finito.
Ed è solo perché sto cercando di traslare la mia asocialità anche online che ho deciso di parlarne solo ora che non è più fra i trending topics.

Non sono qui per fare una recensione, fondamentalmente per due ragioni: 

Primo, ho quasi tutti gli albi a fumetti che ha pubblicato, e quelli che non ho sono solo le raccolte di post del suo blog che comunque avevo già letto prima che diventasse famoso: sono troppo una sua groupie per fare una recensione seria.

Secondo, un mio collega come me appassionato di Michele Rech ha già fatto non una recensione, ma LA recensione: "è una serie che le prime tre puntate ti fanno ridere e le ultime ti fanno piangere".
Ed è tutto quello che c'è da dire al riguardo.

Io di mio potrei dire di averci visto un paio d'etti di "Macerie Prime" e un pizzico di "Scheletri" (forse, e dico forse, qualcosa di "Dodici");

Che mi sono identificato con Sara, che combatte la sua battaglia con Stella in una guerra di gelosia che probabilmente è stata lei stessa a scatenare;

Che darei il mio testicolo sinistro per avere un grammo della fibra morale (e lo scroto foderato di kevlar) di Secco: uno che in pieno territorio nemico va a svuotare una bomboletta di spray al peperoncino in faccia a un malvivente che sta minacciando il suo amico e che (perché non era sufficiente) gli parcheggia una testata sul muso anche se sa che dovrà scappare e passare al tazer perché "è la cosa giusta da fare";

Che ho avuto anch'io la mia Esmeralda per cui ho preso il biglietto aspettando che la fila si muovesse, solo per vederla dare la precedenza a chi mi passava davanti (ora che ci penso è un bene che all' epoca internet fosse solo agli albori: perché mi rendo conto di aver rischiato di diventare un incel), per non comprendere gli struggimenti di Zero;

Che mi sono reso conto di avere qualcosa in comune con Cinghiale, che tiene così tanto alla moglie e ai figli che si tiene dentro un mostro di ansia e paure che la notte lo tiene sveglio in preda al terrore.

Già, Cinghiale.

Uno totalmente devoto alla moglie e ai figli. 

Uno che si fa in quattro a lavoro per fare quadrare i conti.

Che per colpa dell'unica volta che ricorre a un espediente poco trasparente (per pagare la comunione alla figlia) finisce non solo in un mare di merda, ma letteralmente risucchiato in un Maelstrom di suddetta materia fecale.

Per colpa sua non sono riuscito a dormire la sera che ho finito la serie: è già qualche mese che conto letteralmente gli spicci per arrivare al prossimo stipendio, e non ho avuto la sfortuna di avere a che fare con gli strozzini con cui l'ungulato amico di Zero Calcare deve confrontarsi, e il pensiero che uno debba letteralmente scappare con tutta la famiglia per sfuggire ai tagliagole dei cravattari per un unico, singolo sbaglio, beh, diciamo che quella notte l'ho passata insonne al pensiero.



mercoledì 27 maggio 2026

Come ti distruggo l'infanzia: ecco perché ai Ghostbusters dovevano dare l'ergastolo!


Stranger Things ci ha abituato a pensare agli anni '80 come a un decennio a base di sintetizzatori e neon. Ma se ti dicessi che all'epoca si faceva della vera e propria apologia di ecoterrorismo, contrabbando e sequestro di persona? 

Oggi sono qui per distruggere il mito della tua infanzia: perché i Ghostbusters erano dei fottuti criminali!!!"

Ghostbusters è stato il film della mia infanzia, qualcosa che fra film, serie a cartoni e giocattoli in casa mia giocava un derby tutto suo contro le tartarughe ninja. 

Derby che gli anfibi antropomorfi potevano solo perdere: dopotutto quante possibilità possono realisticamente avere spade, bastoni e nunchaku contro dei fucili che sparano laser nucleari? 

Dai, solo quel cosplayer di samurai con la fissa delle lamette che manco un emo di Shredder poteva fare la figura del coltello nel burro con quei quattro.

Se anche tu come me andavi in giro con lo zaino della scuola brandendo l'ombrello come un fucile protonico cantando la canzone di Ray Parker jr (ma intrappolando nient'altro che la promessa di un sacco di botte a ricreazione) sono sicuro capirai il mio disappunto quando, riguardando il film con gli occhi di adulto, i tre eroi del film ne sono usciti fuori tutto fuorché eroici.