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lunedì 10 agosto 2026
Obbedire o negoziare? Ovvero di quando ho scoperto che non riesco a fidarmi di un militare in politica
Leggo oggi sul "Fatto Quotidiano" che Vannacci ha candidato Carmelo Burgio come sindaco di Milano per il suo partito, Futuro Nazionale. La cosa non mi rende felice. Per non dire altro.
Chi si interessa quel minimo sindacale di politica sa bene che quello di Vannacci è un partito di estrema destra, diciamo quindi non esattamente nelle mie corde: tutto ciò che dirò sarà sicuramente viziato da bias politici.
Tralasciamo per un attimo che Vannacci è sulla mia personale lista nera di politici a cui non affiderei mai il mio voto per svariate sue uscite su altrettanti temi su cui sono molto sensibile: perché non sono esattamente incline a vedere questa candidatura come qualcosa che lasci tranquilli? Il motivo è molto semplice: il candidato in questione è un militare.
Non che sia qualcosa di preoccupante a prescindere, sia chiaro, ma so per esperienza personale che i militari eccellono in due cose: obbedire e pretendere obbedienza. Non è esattamente un ambiente tenero con il dissenso, e la storia ci insegna cosa succede quando un leader intransigente prende il potere (sarà per questo che ultimamente mi sembra di percepire un certo gaslighting su gente con il tic di alzare il braccio destro?).
Non so come questo possa essere utile in politica, che — per quanto ultimamente sembri diventata una palestra per influencer e futuri partecipanti all'Isola dei Famosi — resta comunque l'arte del compromesso.
Sarà, ma sempre più spesso mi sembra di star osservando una partita a scacchi in cui si posizionano strategicamente i pezzi per il colpo finale...