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giovedì 25 giugno 2026

Se tua figlia dice di scappare, tu scappi!


Quando senti qualche aspirante trapper barra influencer barra streamer chiedere retoricamente a cosa serva la scuola, raccontagli di Tilly Smith, la ragazzina che salvò i genitori e un centinaio di altri turisti che erano con loro a Phuket.

​È il 2004, e gli Smith, coppia benestante della media borghesia inglese, decidono – come il passero migratorio con cui condividono il nome (lo zigolo di Smith) – di sfuggire al rigido e uggioso Natale inglese andando a svernare assieme alle due figlie a Phuket.

​Capito, sì? Io e te a fare da baby-sitter a una baby gang di nipoti in pannolino e baffi da latte, e loro in Thailandia.

​Vabbè, mentre mamma e papà Smith si godono il Santo Stefano sotto il sole, magari sorseggiando qualche succo tropicale locale, la piccola Tilly passeggia sulla spiaggia assieme alla sorellina, meditando magari di annegarla come fanno tutti i fratelli maggiori (è una cosa normale, no? Vi prego ditemi che è normale), quando a un certo punto nota qualcosa di decisamente insolito e sottilmente inquietante: il mare comincia a ritirarsi di botto, lasciando la pochissima acqua rimasta a fare le bolle come la schiuma di una birra.

​Se io fossi stato al posto di Tilly probabilmente il mio primo pensiero sarebbe stato: "Ecco, neanche il mare la vuole 'sta cacacazzi".

​Ma non la piccola Tilly. No. La piccola Tilly va nel panico.

​Perché, ti starai chiedendo?

Beh, è presto detto: neanche due settimane prima la nostra ragazzina inglese aveva assistito a una lezione, con tanto di video, sugli tsunami. Essendo una bimba sveglia, riconosce subito i segnali che sta arrivando la Grande Onda, quella che probabilmente qualche surfista statunitense o australiano aspetta da tutta la vita (o almeno da quando ha visto Point Break, dimenticando, penso, la fine che fa Patrick Swayze alla fine del film) e che bisogna, per dirla alla francese, togliersi dal cazzo.

​Ora il problema è convincere mamma e papà.

Problema minore, se lo chiedi a me: chiamami sessista, misogino o qualunque altro sostantivo ritieni adeguato, ma sono ragionevolmente sicuro che essere portatrici sane di cromosoma XX dia quella marcia in più quando si tratta di persuasione.

​Ora, papà Smith è molto probabilmente meno rincoglionito della media di quello che qualunque moglie penserebbe del marito, e capisce che quelli della figlia non sono capricci: c'è terrore puro nei suoi occhi. Quel tipo di terrore che spingerebbe un padre modello del Sussex a farsi passare per coglione, mandare a cagare qualsiasi imbarazzo sociale e fare non solo bagagli e burattini, ma anche avvisare i bagnini della spiaggia e la sicurezza dell'hotel che la figlia è matematicamente sicura che stia per arrivare uno tsunami.

​E qui avviene quello che io, ateo e orgoglioso di esserlo, non esito a definire miracolo: la sicurezza dell'hotel decide di dare retta a quello che chiunque (io per primo mi vergogno ad ammetterlo) avrebbe bollato come il delirio di una ragazzina non abituata al sole del luogo, di evacuare la spiaggia e di spostare ai piani alti della struttura gli occupanti.

​Quel giorno la spiaggia di Maikhao fu l'unica a non registrare nessuna vittima: merito di una ragazzina inglese attenta alle lezioni, un padre pronto a dar retta alla figlia e ad Andrew Kearney, l'insegnante della piccola.

​Se tutto questo non è sufficiente a convincerti dell'importanza di una buona istruzione, facciamo così: vai a farti una bella vacanza sulla spiaggia di qualche località prossima ad una faglia, e se come spero avrai dimenticato come geographicamente riconoscere i segni dell'approssimarsi di uno tsunami, diventando così l'artefice della tua stessa dipartita, dalla nuvoletta in cui finirai mi vedrai brindare all'eroico sacrificio di una testa di cazzo che ha deciso di limitare la propagazione dell'idiozia in pieno stile Darwin Award.

lunedì 22 giugno 2026

Scopro l'arte mentre fuggo dall'afa

Chi mi conosce sa che il mio senso dell'arte si distingue dal resto della massa per una sua caratteristica abbastanza peculiare: la sua assenza.
No, sul serio: a malapena riesco a distinguere un dipinto a olio da un acquerello, e in tutta sincerità non riesco a cogliere la differenza concettuale fra l'attaccare una banana con lo scotch al muro e il disegnare organi genitali maschili nei cessi pubblici (anche se ho il sospetto che gli autori volessero in quel caso esprimere una certa qual omosessualità latente).
Però c'è sempre qualcosa che riesce sempre a destare la mia attenzione: gli stencil di Banksy (ancora mi mordo le mani per non essere riuscito a vedere la sua Dismaland), o le installazioni a tema spaziale di Tom Sachs.
L'ultimo che è riuscito a suscitarmi un interesse genuino è Erik Segantini, le cui opere nel momento in cui scrivo sono esposte in uno spazio espositivo nato da quello che era un negozio del centro commerciale che attualmente frequento (più per scappare un po' dall'afa che mi segue come una nonna con il plaid di flanella per non farti prendere freddo che altro): mi riferisco in particolare a una particolare via di mezzo fra scultura e dipinto fatta con mezzi di recupero, che però creano ritratti davvero interessanti.
Da quello che ho capito usa Instagram per farsi conoscere: peccato che per disintossicarmi dai social lo abbia disinstallato.
Un giorno di questi dovrò dire due paroline a quattr'occhi con Mark Zuckerberg: se solo il suo algoritmo mi avesse suggerito gente come Erik invece di no-vax fascio vegani (in che modo contenuti del genere "possono interessarmi" non l'ho mai capito) probabilmente ora avrei qualcosa di più interessante da vedere quando vado al cesso.

sabato 13 giugno 2026

Scary Movie: quando l'unico pregio è l'intervallo


Ho visto l'ultimo Scary Movie.

​Com'era? Mettiamola così: se in una sala che può ospitare un centinaio di persone ti ritrovi a fare parte degli unici sette/otto presenti alla proiezione, beh, difficilmente stai per assistere a qualcosa di non dico memorabile, ma che almeno non ti faccia pensare al fatto che hai speso gli ultimi soldi che avevi sul conto per vedere una stronzata senza meditare il suicidio.

​Non che mi aspettassi chissà quale capolavoro, eh? Sarebbe come vedere Cracco che va da McDonald's e sentirlo elogiare l'equilibrio tra i sapori e la qualità degli ingredienti di un Big Mac.

​La trama? Davvero mi stai chiedendo di descrivere la trama di un film la cui unica ragion d'essere è prendere spezzoni di altri film e renderli ridicoli (ora che ci penso sembra quello che faccio io con GarageBand)? Vabbè, diciamo che non è pervenuta.

​Le interpretazioni? Di cui sopra, ma oh, in tutta sincerità mi sa che gli attori stessi hanno realizzato in cosa si stavano impelagando.

​E questi erano i difetti. Vogliamo parlare dei pregi? Ce n'erano addirittura tre:

  1. Tutta la scena animata di Shorty che rifà il verso a K-pop Demon Hunter cantando della sua fattanza. No davvero: ho intenzione di scaricarla per metterla prima di andare a lavorare;
  2. La scena finale: oh, a me Anna Faris ha sempre fatto sangue, e riuscire a vedere il suo lato B (ammesso che non fosse una controfigura, ma in ogni caso tanto di cappello) mi ha risollevato il morale;
  3. L'intervallo: perché mi ha permesso di andare al bagno a smaltire gli effetti che la visione mi stava causando.

venerdì 12 giugno 2026

Fame chimica e sprezzo del pericolo

Si definisce "fame chimica" uno stato di insaziabile appetito conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti a base di cannabinoidi di tipo "leggero" (definizione ormai desueta in quanto azzerata dal parlamento, che ha deciso di equipararle a sostanze come cocaina e oppiacei).

Per motivi che non sto qui a spiegare (ma che chiunque abbia quel minimo sindacale di neuroni avrà già intuito) ho una conoscenza di prima mano di questo stato: posso pertanto affermare con relativa certezza che non era per l'assunzione di cannabis che mi sono ritrovato con una fame tale per cui avrei mangiato di tutto. Anche una pizza con l'ananas. 
O una carbonara con la panna.

Sfortunatamente il frigo era vuoto, ad eccezione di un paio di fette di tacchino su cui mi è sembrato di vedere del botulino in procinto di trasferirsi in pianta stabile, e del pesto già aperto da abbastanza giorni da aver cominciato (sospetto) un processo di fermentazione che lo avrebbe portato probabilmente a diventare una qualche sorta di kimchi o kombucha.

Se è vero che a caval donato non si guarda in bocca, ho affrontato il rischio: dopo aver spalmato un velo di pesto su una fetta di Wasa, ci ho schiaffato sopra il tacchino e ho incrociato le dita.

Sono ancora vivo. 

E, nonostante tutto, non era male: potrebbe essere un'idea per un antipasto o un aperitivo.

domenica 7 giugno 2026

Due Spicci D'Ansia

Si può perdere il sonno per una serie a cartoni? 


Ok, e anche "Due Spicci" l'ho finito.
Ed è solo perché sto cercando di traslare la mia asocialità anche online che ho deciso di parlarne solo ora che non è più fra i trending topics.

Non sono qui per fare una recensione, fondamentalmente per due ragioni: 

Primo, ho quasi tutti gli albi a fumetti che ha pubblicato, e quelli che non ho sono solo le raccolte di post del suo blog che comunque avevo già letto prima che diventasse famoso: sono troppo una sua groupie per fare una recensione seria.

Secondo, un mio collega come me appassionato di Michele Rech ha già fatto non una recensione, ma LA recensione: "è una serie che le prime tre puntate ti fanno ridere e le ultime ti fanno piangere".
Ed è tutto quello che c'è da dire al riguardo.

Io di mio potrei dire di averci visto un paio d'etti di "Macerie Prime" e un pizzico di "Scheletri" (forse, e dico forse, qualcosa di "Dodici");

Che mi sono identificato con Sara, che combatte la sua battaglia con Stella in una guerra di gelosia che probabilmente è stata lei stessa a scatenare;

Che darei il mio testicolo sinistro per avere un grammo della fibra morale (e lo scroto foderato di kevlar) di Secco: uno che in pieno territorio nemico va a svuotare una bomboletta di spray al peperoncino in faccia a un malvivente che sta minacciando il suo amico e che (perché non era sufficiente) gli parcheggia una testata sul muso anche se sa che dovrà scappare e passare al tazer perché "è la cosa giusta da fare";

Che ho avuto anch'io la mia Esmeralda per cui ho preso il biglietto aspettando che la fila si muovesse, solo per vederla dare la precedenza a chi mi passava davanti (ora che ci penso è un bene che all' epoca internet fosse solo agli albori: perché mi rendo conto di aver rischiato di diventare un incel), per non comprendere gli struggimenti di Zero;

Che mi sono reso conto di avere qualcosa in comune con Cinghiale, che tiene così tanto alla moglie e ai figli che si tiene dentro un mostro di ansia e paure che la notte lo tiene sveglio in preda al terrore.

Già, Cinghiale.

Uno totalmente devoto alla moglie e ai figli. 

Uno che si fa in quattro a lavoro per fare quadrare i conti.

Che per colpa dell'unica volta che ricorre a un espediente poco trasparente (per pagare la comunione alla figlia) finisce non solo in un mare di merda, ma letteralmente risucchiato in un Maelstrom di suddetta materia fecale.

Per colpa sua non sono riuscito a dormire la sera che ho finito la serie: è già qualche mese che conto letteralmente gli spicci per arrivare al prossimo stipendio, e non ho avuto la sfortuna di avere a che fare con gli strozzini con cui l'ungulato amico di Zero Calcare deve confrontarsi, e il pensiero che uno debba letteralmente scappare con tutta la famiglia per sfuggire ai tagliagole dei cravattari per un unico, singolo sbaglio, beh, diciamo che quella notte l'ho passata insonne al pensiero.