Leggo oggi sul "Fatto Quotidiano" che Vannacci ha candidato Carmelo Burgio come sindaco di Milano per il suo partito, Futuro Nazionale. La cosa non mi rende felice. Per non dire altro.
Chi si interessa quel minimo sindacale di politica sa bene che quello di Vannacci è un partito di estrema destra, diciamo quindi non esattamente nelle mie corde: tutto ciò che dirò sarà sicuramente viziato da bias politici.
Tralasciamo per un attimo che Vannacci è sulla mia personale lista nera di politici a cui non affiderei mai il mio voto per svariate sue uscite su altrettanti temi su cui sono molto sensibile: perché non sono esattamente incline a vedere questa candidatura come qualcosa che lasci tranquilli? Il motivo è molto semplice: il candidato in questione è un militare.
Non che sia qualcosa di preoccupante a prescindere, sia chiaro, ma so per esperienza personale che i militari eccellono in due cose: obbedire e pretendere obbedienza. Non è esattamente un ambiente tenero con il dissenso, e la storia ci insegna cosa succede quando un leader intransigente prende il potere (sarà per questo che ultimamente mi sembra di percepire un certo gaslighting su gente con il tic di alzare il braccio destro?).
Non so come questo possa essere utile in politica, che — per quanto ultimamente sembri diventata una palestra per influencer e futuri partecipanti all'Isola dei Famosi — resta comunque l'arte del compromesso.
Sarà, ma sempre più spesso mi sembra di star osservando una partita a scacchi in cui si posizionano strategicamente i pezzi per il colpo finale...
DISCLAIMER
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Quando senti qualche aspirante trapper barra influencer barra streamer chiedere retoricamente a cosa serva la scuola, raccontagli di Tilly Smith, la ragazzina che salvò i genitori e un centinaio di altri turisti che erano con loro a Phuket.
È il 2004, e gli Smith, coppia benestante della media borghesia inglese, decidono – come il passero migratorio con cui condividono il nome (lo zigolo di Smith) – di sfuggire al rigido e uggioso Natale inglese andando a svernare assieme alle due figlie a Phuket.
Capito, sì? Io e te a fare da baby-sitter a una baby gang di nipoti in pannolino e baffi da latte, e loro in Thailandia.
Vabbè, mentre mamma e papà Smith si godono il Santo Stefano sotto il sole, magari sorseggiando qualche succo tropicale locale, la piccola Tilly passeggia sulla spiaggia assieme alla sorellina, meditando magari di annegarla come fanno tutti i fratelli maggiori (è una cosa normale, no? Vi prego ditemi che è normale), quando a un certo punto nota qualcosa di decisamente insolito e sottilmente inquietante: il mare comincia a ritirarsi di botto, lasciando la pochissima acqua rimasta a fare le bolle come la schiuma di una birra.
Se io fossi stato al posto di Tilly probabilmente il mio primo pensiero sarebbe stato: "Ecco, neanche il mare la vuole 'sta cacacazzi".
Ma non la piccola Tilly. No. La piccola Tilly va nel panico.
Perché, ti starai chiedendo?
Beh, è presto detto: neanche due settimane prima la nostra ragazzina inglese aveva assistito a una lezione, con tanto di video, sugli tsunami. Essendo una bimba sveglia, riconosce subito i segnali che sta arrivando la Grande Onda, quella che probabilmente qualche surfista statunitense o australiano aspetta da tutta la vita (o almeno da quando ha visto Point Break, dimenticando, penso, la fine che fa Patrick Swayze alla fine del film) e che bisogna, per dirla alla francese, togliersi dal cazzo.
Ora il problema è convincere mamma e papà.
Problema minore, se lo chiedi a me: chiamami sessista, misogino o qualunque altro sostantivo ritieni adeguato, ma sono ragionevolmente sicuro che essere portatrici sane di cromosoma XX dia quella marcia in più quando si tratta di persuasione.
Ora, papà Smith è molto probabilmente meno rincoglionito della media di quello che qualunque moglie penserebbe del marito, e capisce che quelli della figlia non sono capricci: c'è terrore puro nei suoi occhi. Quel tipo di terrore che spingerebbe un padre modello del Sussex a farsi passare per coglione, mandare a cagare qualsiasi imbarazzo sociale e fare non solo bagagli e burattini, ma anche avvisare i bagnini della spiaggia e la sicurezza dell'hotel che la figlia è matematicamente sicura che stia per arrivare uno tsunami.
E qui avviene quello che io, ateo e orgoglioso di esserlo, non esito a definire miracolo: la sicurezza dell'hotel decide di dare retta a quello che chiunque (io per primo mi vergogno ad ammetterlo) avrebbe bollato come il delirio di una ragazzina non abituata al sole del luogo, di evacuare la spiaggia e di spostare ai piani alti della struttura gli occupanti.
Quel giorno la spiaggia di Maikhao fu l'unica a non registrare nessuna vittima: merito di una ragazzina inglese attenta alle lezioni, un padre pronto a dar retta alla figlia e ad Andrew Kearney, l'insegnante della piccola.
Se tutto questo non è sufficiente a convincerti dell'importanza di una buona istruzione, facciamo così: vai a farti una bella vacanza sulla spiaggia di qualche località prossima ad una faglia, e se come spero avrai dimenticato come geographicamente riconoscere i segni dell'approssimarsi di uno tsunami, diventando così l'artefice della tua stessa dipartita, dalla nuvoletta in cui finirai mi vedrai brindare all'eroico sacrificio di una testa di cazzo che ha deciso di limitare la propagazione dell'idiozia in pieno stile Darwin Award.