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mercoledì 27 maggio 2026

Come ti distruggo l'infanzia: ecco perché ai Ghostbusters dovevano dare l'ergastolo!


Stranger Things ci ha abituato a pensare agli anni '80 come a un decennio a base di sintetizzatori e neon. Ma se ti dicessi che all'epoca si faceva della vera e propria apologia di ecoterrorismo, contrabbando e sequestro di persona? 

Oggi sono qui per distruggere il mito della tua infanzia: perché i Ghostbusters erano dei fottuti criminali!!!"

Ghostbusters è stato il film della mia infanzia, qualcosa che fra film, serie a cartoni e giocattoli in casa mia giocava un derby tutto suo contro le tartarughe ninja. 

Derby che gli anfibi antropomorfi potevano solo perdere: dopotutto quante possibilità possono realisticamente avere spade, bastoni e nunchaku contro dei fucili che sparano laser nucleari? 

Dai, solo quel cosplayer di samurai con la fissa delle lamette che manco un emo di Shredder poteva fare la figura del coltello nel burro con quei quattro.

Se anche tu come me andavi in giro con lo zaino della scuola brandendo l'ombrello come un fucile protonico cantando la canzone di Ray Parker jr (ma intrappolando nient'altro che la promessa di un sacco di botte a ricreazione) sono sicuro capirai il mio disappunto quando, riguardando il film con gli occhi di adulto, i tre eroi del film ne sono usciti fuori tutto fuorché eroici.


Do per scontato che tu abbia visto il film tipo settordici milioni di volte come il sottoscritto (oh, ti avviso: te lo posso recitare a memoria), perciò direi di saltare tutto il riassunto e di parlare direttamente di loro, gli "eroi", e dal loro leader de facto: Peter Venkman.

Peter Venkman



Chiunque veda il film non lo potrebbe descrivere in altro modo che come un'adorabile faccia da schiaffi forse solo un po' insaporita da una punta di cialtroneria, ma fermiamoci un attimo ad analizzare i fatti, ti va?

Parliamo di un professore in psicologia e parapsicologia che non fa alcuno sforzo per mascherare il fatto che considera tutta la questione del paranormale quella che chi ha familiarità con un certo raffinato gergo tecnico definisce "cumulo di cazzate".

Lo dimostra (per me) il fatto che cerchi spudoratamente di corteggiare una studentessa falsando i risultati dei test a cui sta sottoponendo lei e un altro povero cristo che invece si becca la scossa anche quando indovina la risposta;

È un abilissimo manipolatore: basta guardare come riesce a circuire Ray e a convincerlo a mettere un'ipoteca sulla casa di famiglia (a un tasso d'interesse da usura) per finanziare l'operazione "Ghostbusters", o di come riesca ad estorcere diverse migliaia di dollari al primo cliente minacciando di liberare il fantasma appena catturato se avesse rifiutato di pagare;

Ma se vogliamo parlare davvero di Red flags ce ne sono un paio che veramente mi hanno fatto vedere il buon vecchio Peter sotto una luce abbastanza sinistra, mi riferisco chiaramente a Dana.

Primo: quando la vediamo entrare per la prima volta nella caserma si vede che è abbastanza terrorizzata e vulnerabile, e lui cosa fa? Ne approfitta per cercare di sedurla.

Secondo: nella scena in cui va all'appuntamento con Dana che poi scopre essere posseduta lo vediamo sedarla pesantemente con un antipsicotico per poi raggiungere gli altri per fare il punto della Font situazione. Ora, la sceneggiatura salva il personaggio, ma se stiamo a guardare alla sostanza ammetterai anche tu che un uomo che si presenta ad un appuntamento con un sedativo e una siringa è lecito trovarlo sottilmente inquietante, o no?

Ray Stantz



E adesso veniamo al buon Ray Stantz: il film ce lo presenta come il ricercatore puro, entusiasta, idealista e, dai è palese, ingenuo: uno che più che credere nel paranormale ci spera così tanto da citare a memoria episodi di dubbia rilevanza scientifico/statistica come farebbe un religioso che vuole dimostrare scientificamente l'esistenza di Dios.

Ma per quanto mi riguarda è una maschera che cade quando l'università lo licenzia: la sua preoccupazione è quella di dover finire nuovamente a lavorare nel privato dove "pretendono risultati", un ambiente in cui la ricerca pura non è contemplata. Fondamentalmente ha paura di trovarsi un lavoro vero.

Ed è per questo che Venkman ha avuto gioco facile: uno del genere è disposto a tutto pur di continuare a tenere in vita il proprio fanciullino interiore. Anche farsi ipotecare casa per finanziare un'attività che è buona solo sulla carta: ricordiamoci che quando concepiscono l'idea, pur avendo avuto la conferma dell'esistenza dei fantasmi, non è che ci sia questa grande emergenza in città (infatti per rimediare la cena devono vendere la cassa del fondo cassa).

Oltretutto è anche pericolosamente incline a seguire le intuizioni di pancia: mi limito a citare la decisione di acquistare la vecchia caserma dei pompieri che Egon fa un giro di parole per dire che sta cadendo a pezzi e l'acquisto dell'ambulanza che solo per ripararla immagino abbiano speso il Pil di una nazione in via di sviluppo.

Egon Spengler



E ora è il turno di Egon Spengler, quello che con ogni probabilità è il mio personaggio preferito: quello pratico, che concepisce e realizza con Ray tutta l'attrezzatura da acchiappafantasmi. Che non è esente da problematiche: voglio dire, parliamo di un tizio che socialmente è evidentemente inetto, tanto da essere preso in giro da Peter che gli dà una cioccolata quando gli dà una buona notizia. Un uomo che per quanto mi riguarda potrebbe aver sofferto così tanto per questa inettitudine da poter avere tentato addirittura il suicidio: ricordi quando nel film si cita un suo tentativo di trapanarsi il cranio? Sarai d'accordo con me che la cosa assume una prospettiva inquietante, non credi?

E un tizio del genere cosa fa? Realizza tre acceleratori nucleari e, potenzialmente, una centrale nucleare clandestina in una zona densamente popolata.

Se questo non basta a farti sentire un brivido freddo che si arrampica come un pitone su per la spina dorsale permettimi di ricordarti il sorriso con cui descrive Ivo Shandor come un medico che "praticava la chirurgia come atto voluttuario": ti assicuro che ho fatto incubi su scene meno inquietanti.

Winston Zeddemore



In tutto questo l'unico apparentemente normale è proprio Winston: l'uomo comune col senso pratico che, pur non avendo titoli accademici, è uno dei primi a capire che a livello generale si sta preparando qualcosa di leggermente apocalittico. Ma che all'inizio si dichiara disposto a credere a qualunque cosa pur di avere lo stipendio fisso. E a impugnare quella che di fatto è un'arma a raggi. E a morire per la causa. Non so tu ma io credo che l'ISIS abbia guardato il film e preso appunti quando cercava di mettere a punto la strategia di reclutamento.

Il Business della disinfestazione

E fino a qui mi sono limitato a smontare il carattere dei personaggi, ma se la storia dell'imprenditoria ci ha insegnato qualcosa è che puoi creare qualcosa di buono anche se nel profondo sai di essere un pezzo di merda: Steve Jobs ha reso Apple quello che è pur essendo il tizio che ha rifiutato fino all'ultimo di riconoscere la figlia e di fornirle un mantenimento, ed è morto di cancro perché ha preferito provare a curarsi con le centrifughe nonostante potesse permettersi delle cure vere (che in America non è un dettaglio da poco); Bill Gates sta realizzando svariati progetti umanitari col patrimonio ottenuto monopolizzando l'industria dei sistemi operativi con un sistema che è diventato standard solo perché preinstallato nel 99% dei computer venduti.

Quindi anche il business della disinfestazione spiritica potrebbe essere il prodotto positivo di fattori negativi, giusto? Spoiler: col cazzo.

Analizziamo la concezione comunemente accettata di fantasma: un'anima che è impossibilitata a raggiungere l'aldilà per questioni irrisolte. Facciamo finta di essere, che so, un collezionista che ha passato tutta la vita a collezionare le Action figure di una serie televisiva a caso: sei al settimo cielo perché sei riuscito finalmente a trovare quell'esemplare di pupazzo che per un errore di produzione sembra si stia masturbando. Arrivi dal privato che ha messo l'annuncio su eBay e scopri non solo che lo ha venduto, ma che lo ha dato a un centesimo della valutazione sul mercato dei collezionisti ad uno pseudo guerrilla artist che lo ha usato per attaccarlo con lo scotch accanto alla banana di Cattelan: l'infarto ti ha colto nel momento in cui eri arrivato ad insultare il ramo medievale dell'ascendenza matrilineare del venditore. Il fatto di non essere riuscito a completare la collezione t'impedisce di trovare la pace: fastidioso, ma nulla che un paio di secoli a sbollire la rabbia, o un buon samaritano che trovi un pezzo di valore equivalente e lo metta nella tua collezione non possa risolvere, quando all'improvviso si presentano quattro cagacazzi che ti strappano da quella che è casa tua e ti rinchiudono in uno sgabuzzino sovraffollato da qualche centinaio di migliaia di altre anime inquiete: ti piace la prospettiva? Perché questa è esattamente l'idea che sta dietro a tutto il business degli acchiappafantasmi: un ergastolo per l'eternità in un purgatorio tecnologico.

E vogliamo parlare degli strumenti? I famigerati zaini protonici che nello scambio di battute dell'ascensore scopriamo essere degli "acceleratori nucleari non autorizzati" che, tra le altre cose, non hanno mai avuto un collaudo, e che la prima volta che sono state provate per poco non incenerivano una cameriera che, dopo l'esperienza, immagino si sia poi licenziata per qualcosa di più tranquillo e sicuro, magari il manichino per i crash test o l'attentatrice suicida?

Secondo te dove avranno trovato il combustibile fissile che, ricordiamolo, negli anni '80 in piena Guerra Fredda non è che si trovasse esattamente al distributore o al ferramenta? No perché a me vengono in mente solo due parole: mercato nero (il che potrebbe anche spiegare perché Ray si sia ridotto a cercare poi la macchina allo sfasciacarrozze).

E non dimentichiamoci che lo stoccaggio dei fantasmi si basava su uno sgabuzzino atomico nella cantina di un palazzo in una zona densamente abitata di New York.

Il vero eroe: Walter Peck


In tutto questo ammetto di odiarmi in quanto diventato il vecchio di merda dalla parte delle guardie perché riconosco che il vero eroe del film, quello che aveva fin dal principio notato una serie di pericolose stranezze e anomalie nel covo di questi tre scappati di casa era proprio Walter Peck: quello che Reitman con Ramis cercano di farci passare per il cagacazzi che rompe i coglioni per il puro gusto di fare lo stronzo.

E se con quest'ultima rivelazione non hai sentito il suono della tua infanzia che s'infrange come un prezioso vaso di cristallo spinto oltre il limite del tavolo da un gatto pezzo di merda, complimenti: sei morto dentro come me.

Al prossimo mito d'infanzia distrutto!

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