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sabato 13 giugno 2026

Scary Movie: quando l'unico pregio è l'intervallo


Ho visto l'ultimo Scary Movie.

​Com'era? Mettiamola così: se in una sala che può ospitare un centinaio di persone ti ritrovi a fare parte degli unici sette/otto presenti alla proiezione, beh, difficilmente stai per assistere a qualcosa di non dico memorabile, ma che almeno non ti faccia pensare al fatto che hai speso gli ultimi soldi che avevi sul conto per vedere una stronzata senza meditare il suicidio.

​Non che mi aspettassi chissà quale capolavoro, eh? Sarebbe come vedere Cracco che va da McDonald's e sentirlo elogiare l'equilibrio tra i sapori e la qualità degli ingredienti di un Big Mac.

​La trama? Davvero mi stai chiedendo di descrivere la trama di un film la cui unica ragion d'essere è prendere spezzoni di altri film e renderli ridicoli (ora che ci penso sembra quello che faccio io con GarageBand)? Vabbè, diciamo che non è pervenuta.

​Le interpretazioni? Di cui sopra, ma oh, in tutta sincerità mi sa che gli attori stessi hanno realizzato in cosa si stavano impelagando.

​E questi erano i difetti. Vogliamo parlare dei pregi? Ce n'erano addirittura tre:

  1. ​Tutta la scena animata di Shorty che rifà il verso a K-pop Demon Hunter cantando della sua fattanza. No davvero: ho intenzione di scaricarla per metterla prima di andare a lavorare;
  2. ​La scena finale: oh, a me Anna Faris ha sempre fatto sangue, e riuscire a vedere il suo lato B (ammesso che non fosse una controfigura, ma in ogni caso tanto di cappello) mi ha risollevato il morale;
  3. ​L'intervallo: perché mi ha permesso di andare al bagno a smaltire gli effetti che la visione mi stava causando.

venerdì 12 giugno 2026

Fame chimica e sprezzo del pericolo

Si definisce "fame chimica" uno stato di insaziabile appetito conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti a base di cannabinoidi di tipo "leggero" (definizione ormai desueta in quanto azzerata dal parlamento, che ha deciso di equipararle a sostanze come cocaina e oppiacei).

Per motivi che non sto qui a spiegare (ma che chiunque abbia quel minimo sindacale di neuroni avrà già intuito) ho una conoscenza di prima mano di questo stato: posso pertanto affermare con relativa certezza che non era per l'assunzione di cannabis che mi sono ritrovato con una fame tale per cui avrei mangiato di tutto. Anche una pizza con l'ananas. 
O una carbonara con la panna.

Sfortunatamente il frigo era vuoto, ad eccezione di un paio di fette di tacchino su cui mi è sembrato di vedere del botulino in procinto di trasferirsi in pianta stabile, e del pesto già aperto da abbastanza giorni da aver cominciato (sospetto) un processo di fermentazione che lo avrebbe portato probabilmente a diventare una qualche sorta di kimchi o kombucha.

Se è vero che a caval donato non si guarda in bocca, ho affrontato il rischio: dopo aver spalmato un velo di pesto su una fetta di Wasa, ci ho schiaffato sopra il tacchino e ho incrociato le dita.

Sono ancora vivo. 

E, nonostante tutto, non era male: potrebbe essere un'idea per un antipasto o un aperitivo.

domenica 7 giugno 2026

Due Spicci D'Ansia

Si può perdere il sonno per una serie a cartoni? 


Ok, e anche "Due Spicci" l'ho finito.
Ed è solo perché sto cercando di traslare la mia asocialità anche online che ho deciso di parlarne solo ora che non è più fra i trending topics.

Non sono qui per fare una recensione, fondamentalmente per due ragioni: 

Primo, ho quasi tutti gli albi a fumetti che ha pubblicato, e quelli che non ho sono solo le raccolte di post del suo blog che comunque avevo già letto prima che diventasse famoso: sono troppo una sua groupie per fare una recensione seria.

Secondo, un mio collega come me appassionato di Michele Rech ha già fatto non una recensione, ma LA recensione: "è una serie che le prime tre puntate ti fanno ridere e le ultime ti fanno piangere".
Ed è tutto quello che c'è da dire al riguardo.

Io di mio potrei dire di averci visto un paio d'etti di "Macerie Prime" e un pizzico di "Scheletri" (forse, e dico forse, qualcosa di "Dodici");

Che mi sono identificato con Sara, che combatte la sua battaglia con Stella in una guerra di gelosia che probabilmente è stata lei stessa a scatenare;

Che darei il mio testicolo sinistro per avere un grammo della fibra morale (e lo scroto foderato di kevlar) di Secco: uno che in pieno territorio nemico va a svuotare una bomboletta di spray al peperoncino in faccia a un malvivente che sta minacciando il suo amico e che (perché non era sufficiente) gli parcheggia una testata sul muso anche se sa che dovrà scappare e passare al tazer perché "è la cosa giusta da fare";

Che ho avuto anch'io la mia Esmeralda per cui ho preso il biglietto aspettando che la fila si muovesse, solo per vederla dare la precedenza a chi mi passava davanti (ora che ci penso è un bene che all' epoca internet fosse solo agli albori: perché mi rendo conto di aver rischiato di diventare un incel), per non comprendere gli struggimenti di Zero;

Che mi sono reso conto di avere qualcosa in comune con Cinghiale, che tiene così tanto alla moglie e ai figli che si tiene dentro un mostro di ansia e paure che la notte lo tiene sveglio in preda al terrore.

Già, Cinghiale.

Uno totalmente devoto alla moglie e ai figli. 

Uno che si fa in quattro a lavoro per fare quadrare i conti.

Che per colpa dell'unica volta che ricorre a un espediente poco trasparente (per pagare la comunione alla figlia) finisce non solo in un mare di merda, ma letteralmente risucchiato in un Maelstrom di suddetta materia fecale.

Per colpa sua non sono riuscito a dormire la sera che ho finito la serie: è già qualche mese che conto letteralmente gli spicci per arrivare al prossimo stipendio, e non ho avuto la sfortuna di avere a che fare con gli strozzini con cui l'ungulato amico di Zero Calcare deve confrontarsi, e il pensiero che uno debba letteralmente scappare con tutta la famiglia per sfuggire ai tagliagole dei cravattari per un unico, singolo sbaglio, beh, diciamo che quella notte l'ho passata insonne al pensiero.



mercoledì 27 maggio 2026

Come ti distruggo l'infanzia: ecco perché ai Ghostbusters dovevano dare l'ergastolo!


Stranger Things ci ha abituato a pensare agli anni '80 come a un decennio a base di sintetizzatori e neon. Ma se ti dicessi che all'epoca si faceva della vera e propria apologia di ecoterrorismo, contrabbando e sequestro di persona? 

Oggi sono qui per distruggere il mito della tua infanzia: perché i Ghostbusters erano dei fottuti criminali!!!"

Ghostbusters è stato il film della mia infanzia, qualcosa che fra film, serie a cartoni e giocattoli in casa mia giocava un derby tutto suo contro le tartarughe ninja. 

Derby che gli anfibi antropomorfi potevano solo perdere: dopotutto quante possibilità possono realisticamente avere spade, bastoni e nunchaku contro dei fucili che sparano laser nucleari? 

Dai, solo quel cosplayer di samurai con la fissa delle lamette che manco un emo di Shredder poteva fare la figura del coltello nel burro con quei quattro.

Se anche tu come me andavi in giro con lo zaino della scuola brandendo l'ombrello come un fucile protonico cantando la canzone di Ray Parker jr (ma intrappolando nient'altro che la promessa di un sacco di botte a ricreazione) sono sicuro capirai il mio disappunto quando, riguardando il film con gli occhi di adulto, i tre eroi del film ne sono usciti fuori tutto fuorché eroici.

Il cliente abitudinario (Ovvero, l'Algoritmo spiegato a un profano)

 Facciamo un gioco, ti va?


Illustrazione in bianco e nero in stile fumetto di un uomo afflitto seduto al bancone di un bar. Un cameriere robot con il grembiule gli serve una brioche vuota e anonima, mentre l'uomo guarda con nostalgia una torta con crema e uvetta dentro la vetrina.

Immagina che sotto casa tua ci sia un bar, che da un paio di giorni a questa parte ha ampliato la scelta di cornetti e brioches con una new entry che per comodità chiameremo Brioche Pretenziosa.


Più per curiosità e noia che per effettivo bisogno di nutrimento mattutino decidi di provarla: è la cosa migliore che tu abbia provato da quando l'essere umano ha concepito il cornetto.


Così una volta che la prendi, poi due, tre e così via diventa il tuo rituale mattutino, con il barista che prima comincia a chiederti: "il solito?" 

E tu ti limiti a fare un cenno con la testa.


Poi smette di chiedertelo, perché tanto ha imparato che a te piace solo la Brioche Pretenziosa: puntuale come i treni quando c'era Lui ogni giorno come entri il barista ti guarda e, approfittando dell'attimo in cui ti sei lasciato distrarre dal nuovo outfit della cassiera ti fa apparire la Brioche Pretenziosa accompagnata dal tuo solito espresso.


Finché non succede qualcosa che mai ti saresti aspettato potesse succedere: la Brioche Pretenziosa ti viene a noia.

L'unico motivo per cui continui a prenderla è solo perché il barista continua a fartela trovare sul bancone e perché effettivamente non c' è altro che ti attiri.


Fino al giorno in cui fra le bombe, le sfoglie e le ciambelle non appare qualcosa di nuovo che a vista pare decisamente invitante: sarà magari quella glassa ancora sciolta ma che sta cominciando ad addensarsi, magari i chicchi di uvetta che navigano nella crema come scialuppe pronte a salvarti da un naufragio fatto di pura abitudine, ma l'istinto è quello di provarla.


Ed è in quel momento che ti giri e vedi sul bancone la solita Brioche Pretenziosa che ti guarda come una moglie guarderebbe il marito sospettando che stia pensando di metterle le corna.


Perché in fondo l'Algoritmo è questo: è il barista che annota con la precisione dell'agenzia delle entrate le tue preferenze e ogni volta ti propone la stessa cosa, contando sul fatto che tu sia troppo pigro non per cambiare, ma anche per cominciare a concepire la possibilità di cercare alternative.