Lo ricordo come se fosse ieri per il semplice fatto che, di tutti i momenti in cui mi sarei potuto ammalare, mi è capitato proprio per il mio 40° compleanno.
Sembra il titolo di una commedia all'italiana: "Quarant'anni in quarantena".
Una sera stavo cambiando il pannolino a mio figlio, maledicendo nel frattempo il virus per non avermi tolto il senso dell'olfatto mentre lottavo contro una diarrea infantile che minacciava di travolgere tutto come un'onda di marea marrone.
Saranno stati i miasmi, ma ho avuto come la sensazione che il piccoletto, nella febbre, stesse ridacchiando.
Al che, ridacchiando a mia volta, gli ho detto che non vedevo l'ora di arrivare a ottant'anni per ricambiare il favore.
Scherzo, ovviamente: se proprio devo arrivare a quell'età, spero di arrivarci con abbastanza lucidità da riuscire a essere indipendente.
Cosa di cui sinceramente dubito, considerando i precedenti di demenza senile nella mia famiglia.
Diciamo che se devo arrivarci diventando un peso per i miei cari, beh, spero vivamente che il Padreterno abbia pietà di loro e mi faccia venire un colpo prima.
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