Ferie.
Una parola che per uno come me, che ha passato gli ultimi tre anni senza fare un singolo giorno di vacanza (le pause fra un contratto e l'altro mi rifiuto di considerarle) assurge a un significato a dir poco metafisico.
Molti di quelli che conosco arrivati a questo punto tendono a cominciare a rilassarsi in previsione del relax vero e proprio.
Ma non io.
No, in quanto seguace della teoria di Murphy (quella secondo cui se qualcosa può andare storto SICURAMENTE lo sarà), e in generale del Principio di Conservazione Della Rottura Di Coglioni, so benissimo che l'imprevisto è dietro l'angolo: magari mi viene un infarto l'istante successivo a quando timbrerò l'uscita (magari anche prima, visto che per raggiungere il posto di lavoro dal parcheggio ho dovuto camminare sotto il sole delle 14:30 senza cappello).
O magari, visto che domani dovrò prendere il traghetto da Pozzuoli, i Campi Flegrei potrebbero decidere di eruttare e fare "Pompei 2 - la vendetta" (tanto pure al cinema ormai danno solo remake e reboot).
Secondo un collega dovrei approfittare domani per comprarmi un cornetto.
A malincuore ho dovuto spiegargli che per funzionare ed allontanare la malasorte il cornetto non può essere comprato: deve essere regalato.
E non posso neanche chiedere a mia moglie di regalarmene un paio: coi tempi che corrono, se le chiedo di farmi un paio di corna c'è il serio rischio che possa fraintendermi.
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